Venerdì di Repubblica
Oggi è un “Venerdì di Repubblica” diverso.
Sono andata lo stesso in edicola.
Ho cercato altri giornali e poi ho fatto quattro chiacchiere con la giornalaia (a debita distanza, s’intende!)
- Oggi non esce Repubblica, lo sai vero?
- Lo so Cinzia, lo so.
- Certo, un bello schifo eh?! Hanno fatto bene a scioperare.
Non ho capito se la sua fosse più una domanda retorica o un’affermazione. Ad ogni modo le rispondo.
- Verdelli minacciato a morte da mesi, oggi catalogato come ormai ex direttore…direi di sì, hanno fatto bene. Un bello schiaffo!
- Sì, ogni tanto ci vuole Martina. Io sono cresciuta a schiaffi… se non ubbidivo a mio padre…
dovevi vedere mia madre, però, come si arrabbiava quando mio padre me ne dava…
A questo punto le risparmio tutta la solfa di quanto vedo l’art.21 solo come un tatuaggio su un braccio di un manichino privo d’anima che ha bisogno di essere ribattuto perché ormai sta sbiadendo, di come quelle minacce che da mesi colpiscono Carlo Verdelli e il modo falsamente leggiadro con cui si è glissato sopra la questione dovrebbero far riflettere… riflettere su quanto ancora ci sia da lavorare e da scavare a proposito della libertà di stampa e, dunque, sul diritto di espressione che ne consegue, o che almeno dovrebbe.
Le ho risparmiato la mia noiosa opinione su come la sana rivalità talvolta andrebbe messa da parte in favore di un GIORNALISMO LIBERO.
Soprattutto, però, le ho risparmiato – nonostante pulsasse sulla mia tempia destra- il mio solito “fanculo, alla faccia della libera informazione…Vivrei meglio se facessi anche io dei video su Tik Tok!” ( Senza nulla togliere a chi li fa, ci mancherebbe!).
E, mentre iniziavo a masturbarmi il cervello coi miei pensieri fissando l’iniziale grossa e blu della E della Settimana Enigmistica che tenevo in mano, Cinzia mi ha riportato alla realtà.
- Tanto decidono sempre tutto loro!
- Loro chi?
- Quelli là
Fa un cenno con la testa verso l’alto. Le si sposta la mascherina. È buffo il suo viso tondo nascosto dietro quel verde azzurrino chirurgico.
-Ah, ho capito!
Ho annuito. Un po’ rassegnata. Non so nemmeno io il motivo.
-Quanto ti devo?
…
In realtà non avrei voluto capire proprio un bel niente. Quel finto vittimismo scaturito dal quel “decidono tutto loro”, i cosiddetti potenti, non deve esistere!
Ho attraversato la strada. Sono salita sul marciapiede percorrendolo con la testa ancora in edicola. Un semaforo.
Il semaforo rosso. Quasi non lo vedo. Mi fermo e penso che per quanto mi spiaccia per Verdelli e che adesso con Molinari probabilmente il giornale prenderà un’impronta un po’ diversa -come noi dopo questa pandemia- la direzione di quotidiani italiani a livello nazionale che viene affidata a donne è pressoché nulla (se non due o tre casi).
Sento fastidio all’occhio. Sarà allergia, penso.
E no, non mi incazzo. Speriamo di farci qualcosa però con questo fastidio.
…
Arrivo sulla soglia del mio portone. Giro la testa e accarezzo il pelo morbido del Border Collie del signore che abita al piano di sotto. Poi ricevo una notizia non troppo buona, ma questa è un’altra storia.
Comunque e in fondo, io ci spero ancora, come cantavano i Lùna Pop, che domani sarà un giorno migliore.
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